milano finanza(di Gaetano Tasca, da MilanoFinanza.it, n° 75 del 19.04.2016, rubrica Commenti & Analisi, pag. 20,
Quanto emerge dai Panama Papers non è un film piuttosto una fotografia ingiallita)

Il Panama Papers Affair è argomento di cronaca certamente d’interesse, per i risvolti di gossip che ne può far discendere, per lo spaccato d’ipocrisia che può svelare, per la denudazione di politici, vips, uomini d’affari, che può comportare. Certamente fa sorgere molti interrogativi e di vario genere, di natura politica, economica, relazionale, anche sociologica, fiscale, giuridica; ma la domanda che ci pare più stimolante e di raccordato interesse, fra tutte, è la seguente: il fenomeno ‘scoperchiato’ è veramente fenomeno rappresentativo di una pellicola in movimento? E’ vivo, attuale, dotato di capacità d’impulso per iniziative repressive, di contrasto e di reazione mai pensate o adottate fino ad ora? La questione sìpposta ci colloca in un angolo di scrutinio che può rappresentare la misura della proiezione geometrica di tutto il cono degli interrogativi sopra enunciati, poiché consegna la cifra dell’analisi politica interna e sovranazionale, economica, relazionale-internazionale e, non di meno, fiscale e giuridica. Agli occhi ed alla percezione di chi non sia a conoscenza di quanto e come si sia evoluta la materia negli ultimi tempi, un tema così tagliato (in formula dialettica spicciola: ma ancora si adoperano le società offshore?) potrà apparire provocatorio o, almeno, stravagante e per l’impatto, quasi incomprensibile, ma così non può essere per chi acceda alla questione delle strutture societarie offshore da una piattaforma tecnica, giuridica e normativa.
Da tale prospettiva ciò che è rumorosamente svelato nella sua evidenza pre-nota, nei suoi contenuti, con i suoi nomi e cognomi, appare molto più una fotografia in corso d’ingiallimento, piuttosto che la vitale ed efficiente pellicola in real time sceening. L’affermazione si fonda su un elemento che pare univoco e concordante: i milioni di files e di dati ackerati qualche anno fa, sono pacificamente risalenti a società, perlopiù, costituite e datate fra il 1970 ed il 2010. Si fermano a 6 anni fa. La dimensione di quel tempo rappresenta un periodo che storicamente, nella scientifica speculazione del fenomeno del diritto societario offshore, va ritenuto oramai preistoria, archeologia del corporate, dell’opaco e dell’anti o contro - fisco. Fortunatamente proprio a partire dagli anni successivi alla crisi finanziaria del 2008, a seguito del G20 del 2009 la comunità internazionale, OCSE, GAFI, Fondo Monetario, Comunità Europea, Stati Uniti d’America in testa, hanno trovato - ed hanno dovuto farlo- la forza di ribaltare la propria abulìa, per superare l’inefficienza e la passività verso i sistemi opachi. Sicché lì, sono state poste le basi per un cambiamento forte, concreto, che per quanto non sia del tutto compiuto, ha già però mutato la faccia del mondo nei criteri di trasparenza bancaria, fiscale, societaria ed, in connessione, giurisdizionale.
È vero che l’utilizzo dei sistemi opachi è stato strumento volto - ed ancora può residualmente e forzatamente esserlo - ad aggredire ed aggirare i sistemi fiscali, a condizionare le speculazioni di finanza, soprattutto di quella alta, sofisticata ed ingegnerizzata; ed è vero che la palmare evidenza di tutto ciò si è avuta con la caduta ed il fallimento nel 2008 di Lehman Brothers, quando si ebbe coscienza che attraverso strumenti finanziari derivati, artificiosamente gestiti ed interconnessi con veicoli societari offshore, taluni avevano proceduto ad intossicare il mondo finanziario, attraverso un’ingegneria della deresponsabilizzazione, possibile solo perché allocata nell’anonimato e nel segreto bancario. Ma erano anni in cui ogni genere di attività veniva ancora fortemente influenzata dalla propulsione inferita dalla scoperta della globalizzazione, fenomeno che come scoperta non può più declinarsi, essendo oggi fenomeno gestito con nuove regole e non più in fase d’accelerazione. Erano anni ( 1998 – 2008) in cui non si era ancora generata la funzionale e strutturale connessione tra la capacità degli Stati di attrarre investimenti – in un sistema di mercati internazionalizzato, con processi economici globalizzati – e la loro capacità di dotarsi di regole chiare riguardanti i soggetti “emittenti”.
Il fenomeno che ha visto affermarsi l’utilizzo delle società estere ed offshore, da parte degli operatori d’impresa, certamente non ha avuto origine nel più generale fenomeno della globalizzazione, e ciò principalmente perché esso era più antico e risalente, ma è stato fenomeno collocato in un processo storico–economico che ha goduto di un’amplificazione e di una conseguente più sofisticata riqualificazione, proprio in connessione con le dinamiche economiche e finanziarie legate alla mondializzazione delle economie, l’unificazione dei mercati e l’unificazione crescente degli spazi giuridici. Non minore influenza hanno avuto le nuove tecnologie ed internet, l’avvento della cyber-finanza, la moneta elettronica e la dematerializzazione del denaro. Il lavoro costante degli enti sovranazionali, l’OCSE con i sui modelli, il GAFI con le sue raccomandazioni, gli Stati con le proprie leggi ed in particolare la Comunità Europea e gli Stati Uniti, hanno progressivamente portato il sistema dei flussi e delle transazioni di denaro, ad un controllo serrato, puntando principalmente all’abbattimento del segreto bancario, allo scambio di informazioni fra Stati, alle convenzioni multiparti o bilaterali sulle imposizioni fiscali. In tale contesto Paesi come la Svizzera, Principato di Monaco, Singapore, Hong Kong hanno modificato la relazione informativa e politica con il resto del mondo. Oggi sono molto più invisi ed isoltati gli Stati che non aderiscono ai protocolli OCSE che non si adeguano alle raccomandazioni del GAFI e che non consentono lo scambio informazioni.ne rimangono soltanto quattro nella black list dell'OCSE.
L’Italia è parte fortemente attiva in tale cambiamento; il Mondo del 2009/2010 a cui si fermano le Panama papers, è una distorta percezione di un ‘presente’ non ancora esaurito, ma che è divenuto precocemente ‘passato’. Esso viene espresso da una Panama che, già dopo 6 anni, non è esattamente quella d’allora. E’ del febbraio 2016 l’ultimo e più recente riconoscimento del GAFI per i risultati conseguiti verso la trasparenza da Panama. Il vecchio suo mondo offshore sta visibilmente ed inesorabilmente per annichilirsi; difficilmente può trovare spazi, applicazione con le attuali discipline bancarie, fiscali e sanzionatorie, Nazionali ed Internazionali. Centralmente bisogna considerare come ogni tipo di valuta, di fondo o, comunque, di denaro riferibile ad un soggetto o società offshore, per essere utilizzato debba essere veicolato nel sistema Bancario. Il denaro contante ha evidentemente gambe e fiato corti e quelli che oramai potrebbero definirsi “ paradisi bancari o fiscali” si trovano in fusi orari troppo divaricati. Le nuove norme antiriciclaggio, ed i sistemi informatici attraverso i quali passano i flussi non consentono giappiù sic et simpliciter di far transitare importi, neppure contenuti, senza rischi e causali verificabili e senza la conoscenza dei soggetti fisici o beneficiari economici operanti; ed appare inelluttabile che l’utilizzo o il godimento di quel denaro non possa che prestarsi ad una sola possibilità: raggiungerlo abbandonando il proprio Paese.
È unicamente questa la chiave di lettura, anche, dello scenario normativo delineatosi in Italia dopo l’approvazione della legge che ha introdotto il reato di autoriciclaggio e dopo l’operazione di voluntary disclosure. Ordine diverso di valutazioni può certamente avere l’attività criminale, interna o internazionale, la quale ancora può, di sicuro, fruire delle falle di sistema, che supera, ma solo grazie alla forza proveniente dalla enorme quantità di denaro a disposizione, ma sempre con maggiori ganasce e ostacoli di processo e sempre con più consistenti costi di ingegneria, simmetrici e proporzionali ai rischi. Per l’altra imperfetta imprenditoria, ed ancor più per attori, nuovi ricchi, calciatori, starlette, faccendieri e politici infìdi, le operazioni effettuate con Paesi esteri, attraverso veicoli offshore, specie se collocati in Stati black list, non possono più rappresentare un’opzione o un'opportunità, se non ingenua, destrutturata e maldestra. Il Mondo della contestualità tecnologica, che ha modificato le dimensioni e le capacità di controllo, è fortunatamente in via di definitivo cambiamento, nella parte finale di un viaggio verso una nuova dottrina della trasparenza, la quale può contare sulla tecnologia, sul tracciamento del denaro, ma anche sulla tracciabilità delle condotte e sulla misurabilità dell’etica che vi sottende. Le carte di Panama non reggono la prova di resistenza del nuovo articolato complesso di regole del nuovo mondo e la foto statica che se ne ricava consegna un'archeologia di vecchi armamentari, appannaggio di attempati contabili; una rappresentazione della città che fu, come quella Palmira siriana lontana e decadente e quasi distrutta, collocata nella storia antica, pur se vissuta fino a ieri.